04 Set Se mi lasci non vale
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Una canzone del 1976, figlia del suo tempo, necessitava di essere risignificata. L’abbiamo scelta perché ironicamente racconta la nostra storia d’amore con questo festival, la vostra storia. Un legame di dodici lunghi anni, che oggi è diventato viscerale con la città di Bari, con la comunità che si crea attorno alle pratiche contemporanee e alla socialità che scaturisce, ogni anno con il mese di novembre, l’elettricità prima di una performance, i corpi che come astri celesti impattano sul nostro palcoscenico per disegnare nuove traiettorie e le chiacchiere a margine, casuali ma sicure di inciampare nei sogni più spregiudicati dell’altrx, espressione di una necessità che è sociale e politica. E così il rifiuto del rifiuto, il tentativo di delegittimare una scelta di abbandono, si trasforma qui in un tenero appello un po’ sopra le righe a guardarci indietro per dire a ciascuno di voi: se mi lasci non vale.
La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio
Farla ogni anno per ripartire. 12 edizioni alle nostre spalle. Un festival indomito, cresciuto sul sostegno di chi ci ha sempre creduto e di chi si è avvicinato nel tempo, imparando a riporre la propria fiducia in una direzione artistica che ha saputo spingere, con le proprie proposte, oltre il limite del consentito, del canonico, del rassicurante, del tradizionale. La fame di contemporaneità che anima la nostra anima ci accomuna, e insieme facciamo qualcosa che da solx è impossibile: accendiamo il motore di un cambiamento che porta il mondo a Bari, anziché disperdere Bari nel mondo.
Con l’orgoglio ferito di chi poi si ribella
Non tutte le promesse di sostegno istituzionale sono state mantenute. Il nostro festival dipende da fondi pubblici che, di anno in anno, hanno cambiato la propria allocazione. Il carattere della precarietà che accompagna il nostro lavoro ci costringe a salutare ogni nuova edizione come un piccolo grande miracolo. Ma noi non vogliamo essere sante, né sentirci degli eroi. Il giorno della conferenza stampa collezioniamo complimenti, attestazioni di stima; il giorno dopo la fine del festival, quando i riflettori si spengono, dopo gli applausi, la sala è vuota. Sulle poltrone non c’è nessuno e nell’aria, buia, aleggiano solo tanti punti interrogativi sul futuro del Big.
Ma quando ti arrabbi sei ancora più bella
Questa la dedichiamo alla rabbia stessa. Una rabbia che rivendichiamo perché è fortemente politica. Esprime l’inesauribile speranza di un posizionamento radicato e radicale: non si arrende ai no. Se ci arrendessimo, avremmo smesso di parlarne già da qualche edizione, avremmo chiuso i battenti, avremmo contribuito sfiorendo all’aridità che caratterizza vaste porzioni del terreno culturale su cui camminiamo. Abbiamo imparato a fiorire nel deserto, e adesso semplicemente non possiamo permetterci di appassire.
E così, su due piedi, io sarei liquidato
Ma vittima sai, d’un bilancio sbagliato
Ancora una volta il rifiuto di sentirsi chiudere per insufficienza di fondi è l’unico rifiuto, per nostra cultura politica, che non consideriamo valido. La rivalutazione da parte del Ministero della Cultura, lo scorso anno, racconta una precisa scelta di campo. Noi ci muoviamo in un campo altro e continuiamo a coltivarlo. Il bilancio sbagliato è qualsiasi bilancio pubblico che tolga fondi alla scuola, alla cultura, alla cura per spenderli in armi.
Dentro quella valigia tutto il nostro passato
Non ci può stare
Ci rifiutiamo di fare i bagagli ogni anno, vorremmo poter smettere, riporre le valigie in soffitta.
L’appello è: Non lasciateci. Continuiamo a ballare insieme sulle note scelerate di una canzone vecchia. Trasformiamola, spogliamola di ogni accento sessista, facciamo di una canzone un po’ tossica l’inno di un festival che non si arrende alle logiche produttiviste di un intrattenimento innocuo. Continuiamo a disturbare la nostra capacità critica, continuiamo ad alimentare l’immaginario sul mondo per come vorremmo che fosse. Spalanchiamo quella valigia, indossiamo i primi vestiti che troviamo, naturalmente non importa che siano decorosi; saliamo sui tavoli e rovesciamo i caratteri dell’impossibile. Un piccolo contributo può fare la differenza: se mi lasci, dice il BiG, non vale.
Se ci lasci, non vale.
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Bari International Gender Festival
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