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Taglio Lungo: i film dell’1 aprile

Prende il via oggi la rassegna Taglio lungo, con la selezione dei migliori otto film a tema LGBTQ a cura del Coordinamento dei festival di cinema LGBTQ, online sulla piattaforma MyMovies.

In programma da giovedì 1 aprile e disponibili per 48 ore in streaming su MyMovies Il caso Braibanti di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese e Meu nome é Bagdá (My name is Baghdad) di Caru Alves De Souza.

Il caso Braibanti

Il documentario di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese, un film fondamentale per la storia e l’attivismo LGBTQI italiani.

Aldo Braibanti, classe 1922, è stato un poeta e scrittore antifascista, drammaturgo vicino alle avanguardie teatrali, intellettuale e filosofo. Nel 1964 viene depositata a suo carico presso la Procura della Repubblica di Roma l’accusa di aver plagiato Giovanni Sanfratello, il suo compagno di vita. A partire da questa pagina buia e omofoba della giustizia italiana negli anni delle rivendicazioni studentesche, il documentario di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese si struttura con sapienza narrativa e forte impatto emotivo tra testimonianze di chi conosceva Braibanti (Dacia Maraini, Pierluigi Bellocchio, Lou Castel, suo nipote Ferruccio),contributi d’epoca e frammenti tratti dalla piecé teatrale diretta dallo stesso Palmese in cui vengono letti stralci degli atti processuali del ’68.

Oggi, il documentario Il caso Braibanti prova ad accendere una luce su un intellettuale eretico nel Novecento italiano, «un genio straordinario» secondo Carmelo Bene, e sulla sua intera vita, dal precoce attivismo antifascista fino alla morte, passando per quel processo-farsa che, con la pretestuosa accusa di “plagio”, mirava in realtà a colpire la sua indipendenza e la sua omosessualità. Il processo ad Aldo Braibanti fu il nostro processo a Oscar Wilde, con un secolo di ritardo.

Braibanti aveva introdotto il giovane Giovanni Sanfratello nella propria cerchia di amici artisti, sostenendolo negli studi e incoraggiandolo nella sua inclinazione per la pittura. Tra loro nacque, ricorda Piergiorgio Bellocchio, «un grande amore», e i due andarono a vivere insieme a Roma. Ma la famiglia del ragazzo, «ultracattolica», decise di opporsi a quella relazione e lo fece nella maniera più aggressiva: Giovanni fu internato in manicomio, e Braibanti fu messo alla sbarra. Era l’estate del 1968.

Il processo divise l’Italia. Mentre in tutto il mondo infuriava la Contestazione con la richiesta di nuovi e ampi diritti, Braibanti ebbe al suo fianco pochi ma qualificati sostenitori, tra cui Marco Pannella, mentre Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Umberto Eco seguirono e commentarono aspramente il processo e quella parte di Paese che resisteva strenuamente ad ogni tentativo di modernizzazione della società.

Nel documentario ripercorrono la vita di questo lucido e coraggioso intellettuale il nipote Ferruccio Braibanti, insieme a Piergiorgio Bellocchio, Lou Castel, Giuseppe Loteta, Dacia Maraini, Maria Monti, Elio Pecora, Stefano Raffo, Alessandra Vanzi. Le foto d’archivio messe a disposizione dalla famiglia Braibanti, i video d’arte girati dallo stesso artista e del tutto inediti, i film sperimentali di Alberto Grifi, e le scene tratte dal testo teatrale di Massimiliano Palmese, tutto contribuisce a restituirci una fotografia vivida e inquietante del nostro passato recente, passato che continua ad allungare minacciosamente le sue ombre sul presente.

Meu nome é Bagdá (My name is Baghdad)

Bagdá, giovane skateboarder dalla femminilità fuori dagli schemi, affronta il sessismo degli amici trovando nuove alleate in un gruppo di ragazze skater.

Meu nome é Bagdá (My name is Baghdad) racconta la vita quotidiana di una giovane skateboarder diciasettenne che vive a São Paulo. Adolescente dal carattere deciso, Bagdá ha una femminilità fuori dagli schemi ed è circondata da una famiglia composta da donne emancipate e fuori dall’ordinario. Per contro, il gruppo di skateboarder con cui trascorre i pomeriggi è di soli uomini, che coi loro atteggiamenti sessisti e goliardici la fanno sentire spesso un’outsider. Quando incontra un gruppo di ragazze con la passione per lo skate la sua vita cambia drasticamente.

Caru Alves De Souza è una regista e produttrice brasiliana nata a São Paulo. Laureata in Storia, nel 2013 presenta il suo primo lungometraggio Underage alla 61° edizione del San Sebastian Film Festival e vince il premio come Miglior Film al Rio International Film Festival. Precedentemente ha diretto Family Affair, cortometraggio del 2011 presentato al San Francisco International LGBTQ+ Film Festival, 10 episodi della docu-serie Causando na Rua e i due documentari Mascarianas e Vestígios.

Per guardare Il caso Braibanti e Meu nome é Bagdá e tutti i film di Taglio Lungo, acquista il tuo accredito su MyMovies.



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